
Non amo viaggiare in treno. Non sopporto lo scorrere veloce del paesaggio circostante davanti ai miei occhi.
Ho bisogno di fissare le immagini dei luoghi e delle persone che impressionano, di volta in volta, la pellicola della mia vita.
Sento continuamente il desiderio e la necessità di fermarmi in ogni punto del tragitto per non impazzire, per osservare tutto ciò che mi circonda, annusare l'aria, parlare con le persone, chiedere, capire.
Ma la realtà del treno, ahimé, è diversa: in pochi istanti si attraversano verità e luoghi che richiederebbero anni per essere compresi.
La metafora con la vita si rivela , allora, palese e insopportabile, e il contrasto tra ciò che mi appare e ciò che realmente è quello che vedo oltre il finestrino rende insostenibile il mio sguardo.
Così riporto l'attenzione al di qua del vetro e, puntualmente, mi innamoro di ogni femmineo sguardo che incrocia i miei occhi.






