L’ innamoramento è un processo complesso della stessa natura della conversione religiosa o politica. Noi ci innamoriamo quando siamo pronti a mutare, quando i tentativi di salvare le nostre relazioni amorose precedenti sono falliti, oppure quando hanno esaurito la loro funzione evolutiva su noi stessi. In questi casi avviene in noi un rapido processo di destrutturazione - ristrutturazione definito, in psicologia, "stato nascente". La precedente relazione si sfalda e noi ricostruiamo il nostro mondo, il nostro universo emozionale, la nostra capacità progettuale e il nostro ideale di futuro facendo perno sulla nuova persona amata. Nello "stato nascente" l'individuo diventa capace di fondersi con un altra persona e creare così una nuova collettività ad altissima solidarietà. Di qui la celebre definizione: l'innamoramento è lo stato nascente di un movimento collettivo formato da due sole persone.
L'idealizzazione della nuova persona amata è un processo tipico dell'innamoramento: ad essa si riconoscono quelle capacità di essere infallibile (o quasi), di poter realizzare i nostri progetti, i nostri sogni (improvvisamente tutto con essa diventa possibile), di essere nel contempo una saggia guida spirituale e un'appassionata stimolatrice emozionale.
Le si attribuiscono cioè tutte quelle possibilità di concretizzazione affettiva e realizzazione personale che abbiamo appena creduto d'aver perso.
Si può quindi parlare di "conversione amorosa".
Erroneamente si crede che l’innamorato sia solo un romantico: uno cioè che non solo ha bisogno di tenerezza, ma anche di essere tenero con l’altro. La realtà è diversa: l’amore acceca. L’innamorato è un essere inquieto, un pazzo. L’amore ci rende pazzi. L’innamorato non è che un pazzo che delira, e il suo inoltre è un deliro stupido.
Roland Barthes nel suo "Frammenti di un discorso amoroso" dice: [Cosa c’è di più stupido di un innamorato? Parla con il cuore in mano. Forse è cosciente della sua stupidità, ma non la censura. “E’ stupido – dice ed ammette – e tuttavia…è vero”. Sono pazzo ad essere innamorato, dissennato ai miei stessi occhi, sconsiderato agli occhi degli altri, ai quali racconto molto dissennatamente la mia pazzia: cosciente di questa pazzia, discettando su di essa.]
Eppure non riusciamo, non possiamo, non vogliamo essere diversamente da ciò.
Per nostra fortuna.
Ma il cammino dell'innamorato, il suo processo evolutivo e di mantenimento, tutto quello, cioè, che non solo serve ad alimentare tutte quelle emozioni, quelle peculiarità proprie che ci hanno fatto innamorare e che hanno permesso all'altra/o di innamorarsi di noi, ma che permette alla "nuova collettività" di crescere è faticosissimo: costa dedizione, memoria, concentrazione, tensione emotiva e perseveranza che, talvolta, rischiano di minare, dal profondo, gli innamorati stessi.
Sempre Barthes: [A intermittenza, io sono infedele. E’ la condizione per la mia sopravvivenza; poichè se io non dimenticassi morirei.
L’innamorato che non dimentica qualche volta, muore per eccesso, fatica e tensione di memoria.]
Ma anche questa tensione, di fatto, viene stemperata con un'altra: l'infedeltà, estemporanea o ripetuta, mentale o fisica, è comunque causa e/o effetto di un altro innamoramento, con tutto ciò che comporta, senza soluzione di continuità.
In tutti i casi si ama e si è amati, di volta in volta, anche se per la durata di un sogno, dall'oggetto della nostra tensione amorosa.
L’innamoramento e l’amore sono la stessa cosa: io non posso amare una persona se non ne sono innamorato. E se ne sono innamorato, certamente l’amo.
Io sono, dunque, cronicamente innamorato.